Quando il gioco ha una finalità sociale
L’ingresso del gioco numerico a totalizzatore «Win for Italia Team» nell’universo del comparto giochi e lotteries italiano, segna non solo l’arrivo di un nuovo prodotto, ma anche la riapertura di una storia che sembrava essersi interrotta.
Quello tra gioco e sport, infatti, è un rapporto che, seppure fortemente appannato nell’ultimo periodo, affonda le proprie radici lontano nel tempo. Per la precisione nell’immediatezza del secondo dopoguerra; da allora per decenni ha rappresentato uno degli strumenti principali di finanziamento dello sport italiano.
La storia è nota, come ha ricostruito anche Augusto Frasca, storico giornalista sportivo, alla presentazione del gioco: tutto parte nel 1946, quando Massimo Della Pergola, insieme a Fabio Jegher e Geo Molo, dà vita alla Sisal e alla prima schedina sui risultati delle partite di calcio.
Due anni dopo, l’esercizio dei concorsi pronostici collegati alle corse dei cavalli è affidato all’UNIRE, mentre il CONI assume direttamente la gestione del concorso pronostico legato al calcio che prenderà il nome destinato a entrare nel linguaggio e nel costume degli italiani: Totocalcio.
Per oltre mezzo secolo quel semplice «1-X-2» non è stato soltanto il rito domenicale di milioni di italiani, appassionati e non: i proventi dei concorsi hanno contribuito a finanziare il CONI, le federazioni e lo sviluppo dell’impiantistica sportiva del Paese.
Su quel modello nacquero altri prodotti: il Totip, dedicato alle corse dei cavalli, la Corsa Tris e, molti anni più tardi, il Totogol, ideato dal CONI nel 1992 e lanciato ufficialmente a livello nazionale il 25 settembre 1994, il gioco chiedeva ai giocatori di indovinare le partite in cui si sarebbero segnati più gol.
Il legame era talmente strutturale che persino l’Istituto per il Credito Sportivo, istituito nel 1957 proprio per sostenere la realizzazione e il miglioramento degli impianti, veniva finanziato in via principale proprio attraverso una quota degli incassi dei concorsi pronostici CONI nonché dai premi non riscossi.
Gioco e sport, insomma, per molti decenni hanno viaggiato lungo lo stesso binario, fino al 2003, quando quel binario si è interrotto. Certo, quel binomio è riaffiorato, saltuariamente e senz’altro in via incidentale: basti pensare al Gratta e Vinci «Medaglia d’oro» legato ai Giochi Olimpici invernali di Torino 2006, ma questa è tutta un’altra storia.
Cos’era successo, però, per interrompere quella collaudata partnership?
Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila si sono trasformate le abitudini degli italiani: si sono affermate nuove formule di gioco, soprattutto le scommesse a quota fissa; il digitale ha progressivamente modificato il mercato e anche il modo di seguire lo sport è diventato diverso. I vecchi concorsi a pronostici hanno quindi iniziato a perdere attrattività; il Totip è stato definitivamente chiuso nel 2007 e altri prodotti storici hanno progressivamente lasciato spazio a un’offerta completamente nuova. Lo stesso Totocalcio, da simbolo di un’Italia che sognava, ha perso sempre più appeal, fino all’agonia dei giorni nostri.
Anche il sistema di finanziamento dello sport è cambiato e quel cordone ombelicale che per decenni aveva unito una giocata al sostegno del movimento sportivo nazionale si è progressivamente dissolto.
Ecco perché «Win for Italia Team» ha il sapore di un ritorno alle origini: dopo ottant’anni il gioco torna a mettere una parte consistente delle proprie risorse direttamente al servizio dello sport.
Un ritorno importante non solo per lo sport, ma anche per la rete fisica. Difatti se, come abbiamo accennato, negli ultimi anni le abitudini dei giocatori sono cambiate, sancendo l’exploit del canale on line, a farne le spese è stata proprio la rete fisica di raccolta. Per continuare a essere competitivi, i punti di gioco terrestre hanno bisogno certamente di tecnologia e innovazione, ma anche di prodotti nuovi, riconoscibili e capaci di incuriosire il pubblico.
Da questo punto di vista, ogni nuovo gioco rappresenta un’opportunità: amplia l’offerta disponibile nei punti vendita, crea nuove occasioni di contatto con il cliente e dimostra soprattutto che il gioco fisico è ancora un sistema sul quale vale la pena investire.
Ed è qui che entrano in campo anche le tabaccherie-ricevitorie: perché un prodotto può essere studiato nei minimi dettagli e sostenuto dalla migliore tecnologia, ma è sul territorio che deve poi incontrare il giocatore ed è dietro il bancone delle ricevitorie che viene conosciuto, spiegato e, se avrà successo, entrerà nelle abitudini della gente.
È in questo che si esplica il ruolo sociale del ricevitore sportivo: da una parte argine alle derive patologiche e agli accessi smodati al gioco, più frequenti in altri canali di raccolta, dall’altra una finestra per un approccio consapevole e misurato ai giochi più propriamente ludici.
Ecco perché il nuovo «Win For Italia Team» per la rete delle tabaccherie rappresenta insieme una sfida e un’opportunità.


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