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Gioco: una panoramica d’eccezione

È finalmente arrivato, lo scorso luglio, il Libro Blu 2024 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

La pubblicazione, come accade ormai abitualmente, vede la luce a una certa distanza dall’anno preso in esame: all’incirca un anno e mezzo più tardi dalla fine del 2024. Un intervallo importante, certo, ma se da una parte è reso necessario dal consolidamento dei dati, dall’altra testimonia anche l’ampiezza e la complessità del lavoro di raccolta ed elaborazione svolto dall’Agenzia.

Il Libro Blu, del resto, non è una semplice raccolta di numeri, ma la pubblicazione ufficiale attraverso cui l’Ente regolatore traccia ogni anno il bilancio dei settori affidati alla sua competenza: dogane, accise sui prodotti energetici e alcolici, tabacchi e giochi. È proprio a quest’ultimo comparto che STS guarda con particolare attenzione, giacché coinvolge direttamente la rete, punta di diamante della raccolta su rete fisica.

Molte cifre erano già note e in taluni casi risultano già superate da rilevazioni più recenti. Ad esempio, in linea generale, tra gli operatori specializzati sono già noti i volumi del 2025: per esempio sappiamo che nel 2025 la raccolta complessiva dei giochi pubblici in Italia è stata pari a 165,345 miliardi di euro: 100,9 miliardi provenienti dal canale on line e 64,4 da quello fisico.

Ciononostante, la pubblicazione di ADM ha il merito di approfondire in maniera analitica e puntuale tutti i dati, assemblarli in un quadro organico, metterli in relazione e offrire gli strumenti per leggere più a fondo l’evoluzione del mercato.

Ma andiamo un po’ più a fondo: nel 2024 il gioco legale ha registrato 157,39 miliardi di euro di raccolta, con 135,84 miliardi di vincite e 21,55 miliardi di spesa, cioè la perdita effettiva dei giocatori e, al lordo dell’Erario, il ricavo della filiera. Alle casse pubbliche, invece, sono andati 11,56 miliardi, lo 0,57% in meno del 2023 (in quell’anno l’Erario aveva guadagnato 11,62 miliardi).

Il dato più eloquente, tuttavia, riguarda il rapporto tra i due canali.

La raccolta fisica è passata dai 62,95 miliardi del 2022 ai 65,10 del 2023 e ai 65,30 del 2024: +3,73% nel biennio e appena +0,31% nell’ultimo anno.

L’on line, invece, è salito da 73,08 a 82,54 e poi alla cifra di 92,09 miliardi: +26,02% in due anni e +11,57% nel 2024.

Nel 2024 ha raggiunto il 58,51% della raccolta complessiva, contro il 41,49% del fisico. Una percentuale considerevole che nel 2025, per inciso, è stata addirittura superata. E infatti, se il Libro Blu, naturalmente, si ferma al 2024, i dati già disponibili sullo scorso anno, come abbiamo visto, mostrano che la tendenza non soltanto è proseguita, ma si è ulteriormente accentuata.

La raccolta on line ha avuto un incremento del 9,57%, arrivando a rappresentare il 61% del mercato. Quella fisica, invece, è scesa da 65,30 a circa 64,4 miliardi: una contrazione dell’1,38%, che ne ha ridotto il peso dal 41,49% al 39%.

Ma torniamo al Libro Blu 2024: per effetto dei payout più elevati del digitale, la spesa on line nel 2024 si è fermata a 5,07 miliardi, mentre quella fisica ha raggiunto 16,48 miliardi. Il territorio, in altri termini, ha generato ben il 76,46% della spesa effettiva; ma tra il 2022 e il 2024 quella on line è cresciuta del 30,76%, quella fisica di appena lo 0,28%.

L’on line sta dunque mangiando il fisico?

È questa la preoccupazione che già da qualche tempo anima il comparto terrestre e che sembra sempre più evidente a ogni nuova rilevazione di dati. In effetti, i numeri non dimostrano una sostituzione automatica, perché il canale territoriale nel complesso non arretra. Certificano però, e questo è assolutamente innegabile, la sua quasi immobilità e una rapida perdita di peso relativo. Se dunque non si è registrato (ancora) «il crollo del fisico», la stagnazione sì, un dato che ormai si conferma strutturale. Insomma: la crisi è aperta.

Infine, il paradosso fiscale. Già, perché se raccolta e spesa aumentano, il gettito cala. Nel 2024, il rapporto tra Erario e raccolta è sceso dal 7,87% al 7,34%. Una flessione che, per inciso, sappiamo essere stata confermata, anzi esasperata, nel 2025: addirittura il -6,94%.

Sono numeri che impongono una riflessione e confermano quanto STS denuncia da tempo.

In questo scenario, il riordino del gioco fisico, rimasto incompiuto, avrebbe potuto contribuire a riequilibrare le regole, garantire la sostenibilità del comparto e ristabilire condizioni di concorrenza più eque tra i diversi canali. Un’occasione mancata, dunque, che alla luce di questi dati, si rivela essere ancor più imperdonabile.

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