Dal Rapporto Logista la conferma del nostro ruolo
I dati presentati da Logista e dalla Fondazione Tor Vergata nel «Rapporto sulla distribuzione dei prodotti da fumo e non da fumo 2026» tracciano con grande chiarezza il quadro di un settore in profonda trasformazione e attestano la centralità della nostra categoria.
I numeri ci confermano una realtà che viviamo ogni giorno all’interno delle nostre rivendite: le preferenze dei consumatori stanno cambiando, con una contrazione della quota dei prodotti da fumo tradizionali e una parallela espansione dei prodotti senza combustione. Nonostante questi mutamenti, il valore complessivo del comparto continua a crescere, arrivando a quasi 22 miliardi di euro e garantendo alle casse dello Stato circa 15 miliardi all’anno di sole accise.
Il merito di questo risultato va ascritto a una filiera integrata e solida, il cui centro operativo è la nostra rete che garantisce un presidio di legalità insostituibile, la tutela della salute pubblica e la sicurezza delle entrate erariali.
Oggi, tuttavia, questa stabilità rischia di incontrare forti turbolenze, tipiche del periodo autunnale, che provengono da Bruxelles.
Le proposte di revisione delle Direttive accise (TED) e tabacco (TPD), orientate a un’equiparazione normativa e fiscale tra prodotti del tabacco tradizionali e prodotti innovativi senza combustione, rischiano di incrinare il modello distributivo e di vendita italiano – che ha dimostrato nei fatti di funzionare con efficacia – e di spostare i consumi verso il mercato illecito, alimentando la criminalità e penalizzando anche la sostenibilità della nostra rete e di tutto il comparto.
La posizione della Federazione resta ferma e trasparente: servono regole chiare, certe e graduate nel tempo. Qualsiasi riforma del settore deve basarsi su analisi d’impatto rigorose e deve riconoscere le specificità delle diverse categorie di prodotto, senza penalizzare la nostra rete.
La stabilità del quadro regolatorio e fiscale è la condizione essenziale per consentire alle nostre aziende di programmare il futuro, continuare a investire e garantire la serenità delle migliaia di famiglie che ogni giorno mandano avanti quel presidio territoriale ed economico da sempre al servizio del Paese.
Se viene a mancare questa condizione, si getta alle ortiche un modello che funziona bene da tempo, assicurando il bilanciamento tra tutela della salute ed interesse erariale e a cui l’Europa guarda con crescente interesse.
Ne vale la pena, in nome di spinte regolatorie sproporzionate e non giustificate da dati oggettivi? Questa è la domanda fondamentale che tutti, tra poche settimane, a Bruxelles ed a Strasburgo, dovranno porsi.
Al Rapporto dedicheremo uno speciale approfondito sui prossimi numeri della nostra rivista.
Mario Antonelli


menu




