Direttiva Tabacco: inizia la maratona con il piede sbagliato
Ormai non siamo più ai blocchi di partenza. Siamo partiti.
L’Evaluation Report della Commissione Europea, reso pubblico alcuni giorni fa, è stato lo sparo dello starter per questa maratona che ci porterà pian piano alla definizione della terza Direttiva sui Prodotti del Tabacco, la famigerata TPD 3.
Con questo rapporto, a dieci anni dall’entrata in vigore della precedente Direttiva, la TPD 2, la Commissione UE tira le somme dei risultati conseguiti in termini di lotta al tabagismo e di riduzione del numero dei fumatori, per poi delineare i prossimi ambiti di intervento regolamentare con la nuova direttiva.
Già si intuisce dove si andrà a parare con norme più stringenti: aromi, prodotti di nuova generazione, confezionamento, esposizione all’interno dei nostri esercizi. Nulla di rassicurante.
Non ci aspettiamo certo che l’impostazione dogmatica caratterizzante alcune Direzioni della Commissione Europea svanisca d’incanto. Ma il punto è un altro.
Come al solito, si vuole edificare un impianto regolatorio che ha impatti rilevanti per intere filiere produttive e distributive, per centinaia di migliaia di microimprese familiari come le nostre, su fondamenta friabili e inconsistenti.
Come, appunto, questo Evaluation Report, che non si basa su solide evidenze scientifiche, trascura alcuni dati essenziali, non tiene conto delle volontà manifestate dai cittadini europei e di tante realtà virtuose come la nostra rete di vendita e trae conclusioni parziali, incomplete. L’opposto di quanto imporrebbe il codificato paradigma europeo «Legiferare Meglio», che dovrebbe costituire il «Manuale delle Giovani Marmotte» per il funzionario ed il legislatore europeo.
Attenzione, non lo dico io. Lo mette nero su bianco l’organismo di vigilanza della Commissione Europea, il Regulatory Scrutiny Board (Comitato per il controllo normativo), che in merito ha espresso un parere assolutamente negativo con precise argomentazioni, sostanzialmente definendolo incompleto e in più parti gravemente lacunoso, invitando la Commissione a rimetterci mano. Sappiamo che ben difficilmente l’organo esecutivo europeo lo farà, per i motivi che ho prima accennato.
Si è persa, per l’ennesima volta, una buona occasione per partire con il piede giusto. Dobbiamo quindi partecipare a questa maratona con spirito di sacrificio e con tanta energia; sarà un percorso tortuoso e pieno di ostacoli, ma sappiamo tenere il passo, anche con il vostro aiuto.
A partire dall’imminente Consultazione Pubblica che la Commissione europea lancerà per conoscere anche il nostro parere di operatori del settore. Dobbiamo essere uniti e dobbiamo essere tanti, tantissimi a rispondere. È l’unico modo per restare in gara e per difendere il nostro lavoro con forza.
Mario Antonelli


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